Tradimento: parola dal connotato nefasto, evoca giudizio e moralismo il più delle volte, divertimento, eccesso e trasgressione in altre. Il tradimento è in primo luogo la trasgressione di quei limiti invalicabili, che sono prima di tutto personali, oltre che sociali. 

Siete nel bel mezzo di un bel sonno ristoratore, tutto scorre placido e sereno, la vostra relazione, nonostante qualche avvisaglia di poco conto, procede a gonfie vele e improvvisamente arriva un colpo così forte da farvi svegliare di soprassalto. Ecco, il tradimento è poco più che un potente colpo inaspettato o segretamente temuto, che ora si palesa ai vostri occhi. 

Cosa significa essere traditi? E cosa possiamo farne delle ormai sopraggiunte corna?

Specifichiamo che il tradimento non è solo quello di coppia, il tradimento si estende su di una vasta scala comprendendo rapporti di amicizia, familiari, lavorativi. Il tradimento diviene sostanza e non più paranoia nel momento in cui sentiamo che qualcosa interiormente è andato in mille pezzi: le promesse spezzate, la fiducia violata, lasciano spazio alla delusione e ad un certo sbigottimento, perché in fondo proprio non ce lo aspettavamo. 

Il tradimento ha un preciso valore psicologico:  che sia pensato, agito, subito o solamente vissuto intrapsichicamente, impone un confronto con se stessi. Il primo fondamentale confronto è quello con la fiducia data e tradita. Il fidarsi costella quella condizione per cui ci sarà sempre una terra ben ferma a reggere ogni nostro passo. Avete presente quella perfetta conoscenza, quella sensazione di essere pienamente compresi, riconosciuti? Bene, non c’è miglior condizione in cui possa insinuarsi l’ombra del tradimento. In fondo possiamo essere traditi solo lì dove ci fidiamo ciecamente, dove tralasciamo dettagli o dove siamo noi stessi a dimenticarci, a darci per scontati: triti e ritriti nella calda fiducia del rapporto.

Ma l’abbaglio più grande che la fiducia instilla nelle nostre menti è credere nella più ingenua delle credenze, ovvero che verremo amati sempre e per sempre per come siamo. Finché morte non ci separi! Eh no, la psiche è maledetta, la psiche ci sottopone sempre a nuovi incontri e nuove sfide, perché è affamata di contenuti, è affamata di esperienze significative che le possano dare appagamento. Finalmente arriva un tradimento tra capo e collo a darvi uno scossone che vi fa rendere conto di quanto vi siete dati per scontati e di quanto non abbiate ricercato in voi, dentro di voi, le novità e le bellezze che stanno ammuffendo nello stantio di una relazione fin troppo funzionante, fin troppo comprensibile, dove manca l’aria che la alimenta. 

Considerare che l’altro fuori di noi possa essere esattamente come lo immaginiamo comporta un bel colpo quando scopriamo che non era esattamente come credevamo. Ma scoprire che noi possiamo essere diversi da come siamo sempre stati fa ancor più terrore. Ed è così che comincia ad incrinarsi la fiducia e difficilmente riconosciamo il mondo per quello che è. Ci piace essere cinici, credere che non esista più nulla in cui si possa effettivamente credere, e poi, ritenere che non vale più la pena di investire così tanto tempo ed energie, amore e devozione, per cosa? 

Tradire o essere traditi ci riporta ad un’unica matrice: tràdere, dare consegnare, mettere in mano, composta dalla particella trans, che indica la trasmissione. Il tradimento ci consegna verso un altrove che non conosciamo: ci impone l’altrove senza possibilità di scelta o di esclusione. Pensiamo che i francesi utilizzano il termine tradimento con il significato di scoprire, svelare.

Ecco che il tradimento comincia a manifestare il suo vero volto: atto indecoroso, ma con lo scopo di consegnare ad altro; ovvero consegnare al tradito quella parte sconosciuta di se che ora deve essere conosciuta e dunque scoperta. Di certo non vi sto dicendo di dire un grazie di cuore ai vostri traditori, ma bisogna andare in fondo al tema del tradimento per superare la posizione di vittima e giungere ad una posizione di discussione con se stessi, per fare dell’esperienza del tradimento un contenuto utilizzabile psichicamente. 

Dunque si rinnega una parte di sé oramai vecchia per un altrove e si avvia un processo interiore di rinnovamento. Siamo vittime di qualcosa di più grande: la necessità. Tenuti al guinzaglio da questa bellissima donna che dirotta la nostra vita e la rende viva nella sofferenza delle esperienze, nelle scelte volute o imposte. La necessità approfondisce così come una lama si conficca nella pelle e provoca una squarcio. Non può non cambiare la prospettiva da cui si guarda, perché anche quella squarciandosi cambia e porta a percepire un senso tragico, ma al tempo stesso intenso della vita. Ed è così che ci si sente: in discussione con se stessi, condotti da un principio che ne sa più di noi e che aspetta di essere compreso. Il tradimento irrompe e destabilizzare, ma porta anche alla riflessione. Genera lo spazio interiore per contenere qualcosa che è più grande dell’umana capacità di contenerlo e lo stesso spazio diviene luogo di metabolizzazione.

Sono volutamente provocatoria in questo articolo per parlarvi di un aspetto del tradimento spesso sottovalutato, o comunque vissuto secondariamente quando le acque si sono calmate e torna un po’ di tranquillità. Invece il valore psicologico del tradimento di cela proprio nel dopo, quando i giochi sono fatti e bisogna comprendere perché sia avvenuto e soprattutto in che modo ne siamo personalmente toccati. Se arriva il tradimento nelle nostre vite dobbiamo chiederci cosa stiamo lasciando per andare dove. Da cosa siamo traditi o cosa abbiamo bisogno di tradire per approdare verso nuovi lidi e dunque verso nuovi “Noi”. In fondo, nello scegliere se stessi, è un attimo a passare da traditi a traditori.

“Non mi interessa cosa fai per vivere, voglio sapere per cosa sospiri e se rischi il tutto per trovare i sogni del tuo cuore.

Non mi interessa quanti anni hai, voglio sapere se ancora vuoi rischiare di sembrare stupido per l’amore, per i sogni, per l’avventura di essere vivo.

Voglio sapere se sei capace di deludere un altro per essere autentico a te stesso, se puoi subire l’accusa di un tradimento e non tradire la tua anima.”

Non voglio sapere che pianeti minacciano la tua luna, voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dolore, se sei rimasto aperto dopo i tradimenti della vita o se ti sei rinchiuso per paura del dolore futuro.

[Estratto di una poesia scritta da una saggia nativa americana della tribù degli Oriah]

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